Zdenek Zeman nella letteratura: da Narciso a Zarathustra

Anarchico, visionario e talvolta incompreso: Zdenek Zeman in un insolito ed equivoco confronto tra letteratura e musica.

'

Fari su Nicosia: AEK Larnaca - APOEL

Inauguriamo la nostra rubrica a cura del nuovo membro della redazione Mirko Giacoppo, che si occuperà dei resoconti delle partite di APOEL Nicosia, Copenaghen e Everton.

Comunicato dalla redazione

La redazione de Lo Stretto del Calcio presenta la nuova struttura del blog e il format applicato per la nuova stagione.

Fari su Copenaghen: Odense-Copenaghen

Il resoconto del match Odense-Copenaghen, conclusosi con la vittoria degli ospiti per 1 a 0

Fari su Liverpool: Everton-Chelsea

L'appassionato resoconto della pirotecnica vittoria del Chelsea sui Toffees per 6 a 3

martedì 10 settembre 2013

Moratti o Thohir?


Da parecchi mesi a questa parte si parla spesso in riferimento all’Inter di un certo Erick Thohir, imprenditore indonesiano a capo di un’azienda chiamata Astro international, a sua volta prima fra una miriade di sottoaziende in svariati settori; per questo Thohir è molto ricco e soprattutto possiede già la squadra di calcio americana D.C. United e, per il 15%, anche la squadra di basket americana Philadelphia 76ers. Da grande tifoso interista, questo imprenditore, visto il suo ingente numero di denaro posseduto, ha pensato (potendoselo permettere) di voler comprare l'intera società neroazzurra ed infatti, come sentiamo da un po’ di tempo, si è intavolata una trattativa con l'attuale presidente dell’Inter Massimo Moratti, che però stenta un po' nel cedere all’invito dell’indonesiano: innanzitutto Moratti è molto affezionato alla sua squadra, ma soprattutto l’essere presidente dell'Inter è una tradizione di famiglia che si tramanda di padre in figlio da molti anni. Parecchi tifosi interisti vorrebbero che Moratti rimanesse, perché è indubbio che abbia dato sempre tutto per la squadra durante i suoi anni di presidenza ed ovviamente i tifosi, che lo hanno preso a cuore soprattutto dopo la grande impresa del Triplete 2010, non lo possono dimenticare. Non solo i tifosi, ma anche i giocatori vorrebbero ancora Moratti come presidente, primo fra tutti il capitano Javier Zanetti, attualmente alle prese con un brutto infortunio subito la scorsa stagione, che ha dichiarato: "Non immagino un Inter senza Moratti". Anche il famoso conduttore Rosario Fiorello, interista dichiarato, ha espresso pubblicamente la sua opinione: “Moratti deve restare, è una questione di cuore. Thohir è solo business”. Già in queste settimane o in questi mesi si dovrebbe sapere come andrà a finire questa telenovela sul futuro presidente neroazzurro. Continuerá l'era Moratti o inizierà quella di Thohir? Staremo a vedere.

(di Davide Maggio)

Gli artisti del pallone: Lionel Messi

Di Lionel Messi ci sarebbero da raccontare tante e tante cose, a figli e nipoti: che è stato il miglior calciatore europeo del 2011; che ha vinto quattro Palloni d’Oro consecutivi, dal 2009 al 2012, come mai nessuno aveva fatto; che ha vinto sei volte la Liga, altrettante la Supercoppa Spagnola, due Coppe di Spagna, ben tre Champions League, due Supercoppe Europee e due Mondiali per Club; che ha segnato cinque goal in una sola partita di Champions o che ha superato lo scorso anno il record assoluto di reti realizzate (91), precedendo i mitici Muller (85) e Pelé (75); ma soprattutto, ci sarebbe da dire che Leo Messi è uno dei calciatori più forti di tutti i tempi.

La sua infanzia è stata caratterizzata da brutti periodi: il piccolo Leo ha infatti una malattia che gli impedisce in parte la crescita. Tutt’ora è chiamato La Pulce, per i suoi 169 centimetri di altezza, ma in passato la sua famiglia è riuscita a procurargli una cura, senza la quale adesso potremmo vederlo ancora più “piccolo” o addirittura non vederlo proprio in campo. Roberto Saviano, autore del famoso libro Gomorra, grande estimatore del calciatore, ha dedicato  un intero capitolo ai travagli giovanili di Messi nel suo libro La bellezza a l’inferno.
Dopo varie esperienze in squadre argentine, Leo, a soli 13 anni, comincia a giocare nelle selezioni giovanili del Barcelona. Si dice anche, notizia mai confermata ma più volte smentita, che Messi abbia sostenuto un provino per la squadra italiana del Como, che allora lo scartò per via delle sue dimensioni. Già nel 2004, a 17 anni, fa il suo esordio con il Barcelona B nella Segunda Divisiòn, e nello stesso anno arriva poi la chiamata dalla prima squadra ad Ottobre per una partita di campionato e a Dicembre si trova a giocare la sua prima gara in Champions League; il suo primissimo goal nella massima serie con i blaugrana risale all’1 Maggio 2005, quando La Pulce diventa il giocatore più giovane ad andare a segno nella storia del Barcelona, record che però adesso detiene suo cugino ed ex compagno Bojan Krkic.
Nella stagione 2006-2007 Messi è ormai uno degli 11 titolari del Barcelona, dopo aver mostrato ottime prestazioni l’anno precedente, ma un brutto infortunio lo lascia fuori tre mesi. Niente paura, Leo torna e realizza subito una tripletta nel Clàsico contro il Real Madrid, consacrandosi definitivamente. Di qui in poi, Messi comincia ad assumere la vera fisionomia del miglior calciatore al mondo, superando record e record come se fossero semplicemente (o almeno, semplicemente per lui) i  6 malcapitati giocatori del Getafe in quella splendida azione durante la semifinale di Copa del Rey, paragonata molto spesso a quella famosa di Maradona contro l’Inghilterra nel 1986. Leo è già terzo nella classifica del Pallone d’Oro nell’anno 2007, nel 2008 viene eletto miglior giocatore al mondo dal quotidiano sportivo Marca e alla fine si posiziona secondo nella corsa al Pallone d’Oro. Il 2009 è invece l’anno della mitica finale di Roma, contro il Manchester United: Ronaldo, detentore del Pallone d’Oro, contro Messi, che si appresta ad esserne il successivo vincitore; è già un assaggio di quella che è ormai considerata la sfida (peraltro inasprita dal passaggio di Ronaldo al Real, quindi nello stesso campionato dell’argentino) tra i due più grandi calciatori esistenti. E’ il Barcelona a vincere la Champions, con un goal, manco a dirlo, di testa realizzato da Messi: palla a spiovere , Van Der Sar non può fare nulla. E’ l’alba dell’era Messi, come tutti già si aspettavano. Miglior marcatore della Champions con 9 reti e miglior giocatore della Champions Legue 2008, Pallone d’Oro 2009, FIFA World Player 2009, Scarpa d’Oro 2009, Pallone d’Oro 2010, Scarpa d’Oro 2010, Uefa Best Player in Europe 2011, Pallone d’Oro 2011, Scarpa d’Oro 2011, Pallone d’Oro 2012 e Scarpa d’Oro 2012; ha realizzato in totale con il Barcelona 329 gol in 383 presenze. Si tratta puramente di numeri, ma numeri assolutamente sbalorditivi.



Non bastano le reti per fare un Pallone d’Oro. E allora, cosa ha permesso a Messi di vincere per ben quattro volte questo prestigiosissimo traguardo? Diego Armando Maradona, per citare alcuni dei commenti più importanti riguardo l’argentino, ha dichiarato: “Ho visto giocare tanti campioni nella mia vita, ma nessuno con il controllo di Messi; la palla gli rimane semplicemente attaccata al piede”. Messi ha una velocità straordinaria, ma non si tratta solo di puro scatto; per quello, lo precede per esempio Theo Walcott, esterno dell’Arsenal e anche Cristiano Ronaldo. Per Messi parliamo di velocità di movimento, il che gli permette di realizzare dribbling eccezionali e  rapidissimi, ma soprattutto, cosa che personalmente più apprezzo del giocatore, si tratta di finte dalla semplicità assoluta. Facciamo un esempio: non tutti credono che Messi sia il migliore; c’è, e sono molti, chi sostiene che Ronaldo, suo antagonista, resti comunque un calciatore più completo e abile della Pulce; insomma, c’è una certa discrepanza nelle opinioni, in quanto comunque Messi, potremmo dire, ha “battuto” Ronaldo 4-1, fin’ora (in riferimento ai Palloni d’Oro vinti). Ecco, se personalmente posso fare una comparazione, tutto sta nel dribbling, che è chiaramente una delle attrattive maggiori del mondo del calcio e ovviamente una delle caratteristiche eminenti dei due giocatori; Messi, come già detto, ha una forte inclinazione per giocate semplici ma rapide, che gli permettono talvolta di arrivare direttamente in porta, talvolta di superare il portiere stesso (sua classica azione) o anche di liberarsi e servire il compagno. Ronaldo è invece solito imbattersi in dribbling dall’eleganza unica al mondo, che sottolineano certo una classe fuori dal comune, ma che comunque spesso finiscono nel nulla, vale a dire che il giocatore alcune volte conclude col perdere palla. Si tratta ovviamente di una pura opinione personale, per cui molti possono tranquillamente preferire l’eleganza alla semplicità, mentre quello che secondo me rende l’argentino il migliore di tutti è proprio quest’ultima, abbinata in uno splendido binomio all’efficacia di gioco. 


(di Jacopo Burgio)

domenica 8 settembre 2013

Calciomercato 2013: grandi spese e colpi mancati (2)

Come vi avevamo anticipato, ecco un’analisi squadra per squadra del calciomercato italiano, con commenti e voti inseriti analogamente a quanto fatto nel precedente articolo.

Atalanta, 6. Migliaccio completa quello che è un buon centrocampo, illuminato già dalla fantasia di Bonaventura, mentre Yepes irrobustisce la difesa. Delude l’attaccante Parra, che viene rispedito al mittente, l’Indipendiente. Sempre sul fronte attacco, bravo Marino a non cedere alla tentazione di vendere Denis a qualche big che lo cercava; Radovanovic va al Chievo e Biondini al Genoa.


Bologna, 6,5. Cambio in attacco in casa Bologna: via il Gila e Gabbiadini, dentro Acquafresca e Rolando Bianchi, senza dimenticare il buon investimento sul primavera dell’Inter Alibec. Sempre dall’Inter arriva in prestito Laxalt, appena acquistato dai neroazzurri; interessante l’arrivo di Cristaldo dal Metalist, mentre Cech (Trabzonspor) sembra già potersi creare uno spazio da titolare. Importante per la difesa l’arrivo di Mantovani dal Palermo (che sembrava essere in ballottaggio con Zaccardo del Milan) soprattutto per via dell’addio di Motta, Naldo e Carvalho. Cessione pesante quella di Taider, ma era normale che per esplodere il giovane avesse bisogno di una grande. Da registrare infine, oltre ai rientri da prestito, la partenza di Guarente (Catania), Pulzetti (Siena),  Abero (Avellino) e Casarini (Lanciano).

Cagliari, 5. Mercato molto ristretto quello del Cagliari, per via, bisogna dirlo, dei tempi turbolenti che corrono in società. Presi il greco Oikonomou dal Giannina e Ibraimi dal Maribor, ceduto invece Thiago Ribeiro al Santos. Sembra comunque quasi un’impresa che Cellino sia riuscito a tenere i suoi gioielli lontano dalla scomoda pressione delle pretendenti (Napoli, Milan, Everton e Manchester United per Astori, Juventus per Ibarbo, Inter, Roma e ancora Juventus per Nainggolan), ma la sensazione è che già a Gennaio qualcuno alla fine potrebbe davvero partire.

Catania, 6. Sufficienza raggiunta per questo Catania solo, a mio parere, grazie al grande acquisto Jaroslav Plasil, nazionale ceco preso dal Bordeaux. Altri tre buoni acquisti a metà campo, Tachtstidis ,Guarente e Leto, ma le cessioni sono di quelle importanti: Lodi e Marchese al Genoa, Gomez al Metalist e Biagianti al Livorno; si era anche fatta largo la possibilità (per poco) che Barrientos andasse in Qatar, ma per fortuna del Catania alla fine non è stato cosi. Più che giusto puntare sui giovani come Boateng e Biraghi; arrivano come al solito rinforzi sudamericani: Monzon dal Fluminense e Freire dal Velez. Tre prestiti per guardare al futuro: Sciacca alla Ternana, Doukara alla Juve Stabia e Salifu al Modena.

Chievo, 6,5. Ottimi per il gioco di Sannino gli innesti sulle fasce Sestu ed Estigarribia. Disponendo di un attacco già buono, lecito cercare dei giovani, in questo caso brava anche la società a scegliere quelli migliori: arrivano Acosty, Ardemagni, Lazarevic e Inglese. Dall’altro lato, peccato lasciar partire l’albanese Stoian, destinazione Genoa. A centrocampo arriva Radovanovic, mentre per quanto riguarda i terzini fuori il greco Spyropoulos, che torna in patria (PAOK), e dentro il nazionale croato Pamic dallo Sparta Praga, squadra a cui tra l’altro viene ceduto il centrocampista Vacek. Importante la cessione di Jokic al Villareal e per gli storici tifosi forse sarà difficile vedere con un’altra maglia Luciano, 10 anni in gialloblù.

Fiorentina, 9,5. Sarebbe anche potuto essere 10, almeno se fosse arrivato un portiere. Più che ottimo, se è concesso dirlo, il lavoro di Pradè, che si riconferma uno dei migliori dirigenti sportivi in Italia (o forse il migliore), dopo una scorsa sessione di mercato estiva altrettanto importante. Semplicemente brillante la decisione di acquistare un bomber come Mario Gomez senza ancora aver venduto Jovetic per i tanti osannati 30 milioni, dimostrando grande spregiudicatezza e sicurezza nella conduzione del lavoro; Jovetic è poi davvero partito, destinazione Manchester, sponda City. Era questo il tassello fondamentale per portare veramente in alto questa squadra già ricca di campioni, primo fra tutti Borja Valero, anch’egli incredibile intuizione di Pradè durante l’allora estate del 2012. Colta l’occasione della rottura fra il Milan e Ambrosini, con il nuovo veterano centrocampista che andrà a fare da chioccia al resto del gruppo abbastanza giovane, innesto interessante quello di Joaquìn dal Malaga, mentre lo sloveno Ilicic dà sicurezza da vendere. Per il resto, arrivano i giovani Munùa, Alonso, Iakovenko e Rebic, mentre Ljajic viene sistemato alla Roma dopo un’estenuante telenovela; gli ex attaccanti Toni ed El Hamdaoui vanno rispettivamente a Verona e Malaga.

Genoa, 6,5. L’esordiente Liverani può contare sul ritorno della punta nazionale Gilardino e sull’esperienza di Calaiò, avendo perso il duo titolare della scorsa stagione Borriello-Immobile (Roma e Torino) e Floro Flores (Sassuolo), mentre gli viene consegnato un trio di giovani interessanti tutti dal Chievo: Cofie, Stoian e Sampirisi. Dal Catania arrivano invece Lodi e Marchese, dal Torino Santana e dal Milan Antonini. Il centrale Granqvist va in Russia, al Krasnodar (da cui arriva il giovane Konaté), rimpiazzato dall’ex Napoli Gamberini. Situazione portieri: Frey viene lasciato partire per la Turchia (Bursaspor), dando largo cosi alla promessa Perin, che però ha ancora tanto da imparare e sicuramente lo farà grazie alla presenza più matura di Bizzarri. Moretti-Bovo vengono ceduti al Torino mentre Jankovic va all’Hellas Verona.

Inter, 7. Come visto dalle prime giornate di campionato, per l’Inter il mercato di fatto ha contato poco e nulla: Jonathan e Alvarez sono praticamente da considerarsi nuovi acquisti, rimessi totalmente a nuovo da Mazzarri. Il club ha puntato forte sui giovani, in vista dell’imminente rivoluzione societaria che già a Gennaio potrebbe portare grandi arrivi: presi dunque Icardi, Belfodil, Botta (girato al Livorno), Laxalt (girato al Bologna), Wallace e Taider. Sistemata la difesa con due colossi come Rolando e Campagnaro, ecco che si pensa a sfoltire la rosa: Cassano, Gargano e Obi vanno al Parma, Schelotto al Sassuolo e Silvestre al Milan. Persi i veterani Rocchi e Stankovic, i giovani Mbaye e Benassi vengono invece dati in prestito al Livorno.

Juventus, 8,5. Finalmente arriva il top player in casa Juve. Anzi, dovrebbero essere due, ma fino ad ora si è dimostrato tale, non che non lo conoscessimo già, il solo Carlos Tevez, che ha la pesante eredità sulle spalle del numero 10 di Alessandro Del Piero. Fernando Llorente non è stato invece impiegato da Conte per come ci si aspettava, con solo 10 minuti sulle gambe su tre partite disputate fino a questo punto dai bianconeri. Ogbonna è un ottimo investimento per il futuro, forse un centrocampista avrebbe fatto comodo (Nainggolan). Motta torna dal prestito, venduti Matri al Milan, Giaccherini al Sunderland e Marrone al Sassuolo.

Lazio, 5. Campagna acquisti deludente, arrivano giocatori pressoché sconosciuti da campionati stranieri  che in ogni caso, ci auguriamo, potranno comunque fare bene. Chi si è già inserito è invece Biglia, centrocampista ex Anderlecht, mentre si aspetta l’esordio della giovane promessa, ex compagno di Neymar al Santos, Felipe Anderson. Risolto il caso Zarate, col giocatore che fa ritorno al Velez, cessione pesante è quella di Kozak all’Aston Villa. Sul fronte difesa arriva Novaretti dal Toluca e va via Stankevicius, destinazione Turchia, mentre Diakité firma col Sunderland. Il fuori rosa Foggia va alla Salernitana.

Livorno, 7. Il Livorno, da neopromossa, ha fatto i classici acquisti per la salvezza, ma che colpi. Dal Siena arriva la sorpresa della Serie A 2012-13 Emeghara, che assicura prestazioni ricche di gol; dall’Inter i giovanissimi Bardi, Benassi, Mbaye e Botta; in difesa Coda dall’Udinese e Rinaudo dal Napoli; a centrocampo Biagianti dal Catania e Greco dall’Olympiacos. Sul fronte cessioni, Bigazzi va in Portogallo, all’Olhanense e Bernardini al Chievo. Insomma, la salvezza per questo Livorno sembra già qualcosa di meno che un’impresa con questa squadra.

Milan, 7. Come ogni anno, Galliani piazza il colpo a un giorno dalla fine del mercato: tifosi in delirio, torna il grande Kakà. Dopo un braccio di ferro durato quasi 3 mesi fra i rossoneri e il CSKA Mosca per il giapponese Honda, con un Galliani che alla fine cede e attende Gennaio, spunta proprio alla fine la notizia secondo cui il brasiliano avrebbe deciso di andarsene definitivamente da Madrid. Il ds rossonero non aspettava altro e riporta Kakà a Milano. Per il resto, buono ma praticamente ingiustificato l’acquisto di Matri: con Saponara il Milan aveva già 5 attaccanti. Silvestre va ad aumentare il parco difensori, a dispetto di chi dichiarava che al Milan servisse innanzitutto quello. Birsa è una buona soluzione e Allegri lo ha già convocato per la Champions. Pesa tantissimo, infine, l’addio di Boateng, peraltro improvviso e fulminante per chi (la maggior parte dei tifosi rossoneri) vedeva in lui il leader della squadra.

Napoli, 8,5. Con la faraonica cessione di Edinson Cavani si aprono mille orizzonti: trio d’acquisti che arriva direttamente da Madrid: Higuain, Callejon e Albiol. Mertens, il primo acquisto, è una soluzione di lusso, che se la giocherà con Callejon per il dominio sulla fascia. Avvicendamento in porta: De Sanctis alla Roma e Rosati al Sassuolo, dentro Pepe Reina dal Liverpool, senza dimenticare il giovane Rafael dal Santos. Ceduti gli esuberi Gamberini e Donadel (Genoa e Parma), si pensa anche ai giovani: con El Kaddouri al Torino, arriva Zapata dall’Estudiantes.

Parma, 7. Con Cassano e Okaka il reparto offensivo del Parma diventa davvero intrigante, la linea mediana si arricchisce di pezzi importanti come Munari, Gargano, Obi e Acquah, senza dimenticare il giovane fantasista Antonis (a cui il nostro blog ha dedicato un articolo,…) che arriva dal Sydney di Del Piero, la difesa si rinforza ulteriormente con Cassani, Mendes e Felipe. Tra le cessioni figurano quelle di Belfodil e Morrone, ma la squadra di Donadoni può puntare a disputare un campionato davvero migliore di quello scorso.

Roma, 8. Senza spendere troppi milioni, la Roma ha acquisito giocatori molto importanti, cedendo però pezzi pregiati, azione che francamente poteva evitare di fare. Maicon torna in Serie A e dalle prime uscite sembra essere tornato ai vecchi grandi livelli; Strootman è uno degli investimenti migliori che si potessero fare in ottica futuro, cosi come Ljajic, che conosciamo già meglio. Gervinho è abituato alle grandi e non troverà problemi ad ambientarsi visto che Garcia è stato già una volta suo allenatore; Benatia era il grande difensore che mancava, De Sanctis risolve il nodo portiere. Come dicevamo, pesantissime le cessioni di Lamela al Tottenham e Osvaldo al Southampton. Soprattutto l’ultima ha generato un forte bisogno di acquistare un attaccante, ma alla fine la Roma si è accontentata del ritorno dal prestito di Borriello e punterà sulla sua esperienza in Italia. Pesano molto meno invece le cessioni di Stekelemburg, Marquinhos, Tachstsidis e Nico Lopez. Da registrare infine l’addio di Perrotta.

Sampdoria, 6. Ottimo l’acquisto di Gabbiadini, gran colpo Bjarnason dal Pescara. I botti finiscono però qui: arrivi freschi e giovani sono quelli di Regini, Petagna, Salamon e Wszolek. Venduti Romero al Monaco, Munari al Parma, Poli al Milan, Icardi all’Inter ed Estigarribia al Chievo Verona.

Sassuolo, 7,5. Al pari del Livorno, o forse più, il Sassuolo si è notevolmente rinforzato per puntare ad una salvezza tranquilla. Situazione portieri: Pigliacelli al Pescara, Rosati e Pegolo (da Napoli e Siena) si contendono il ruolo di titolare. In difesa, con Laverone al Varese, presi Rossini, Acerbi, Pucino e Ziegler. Il centrocampo è di alto livello: Kurtic dal Palermo, Marrone dalla Juventus, Schelotto dall’Inter e Alexe dalla Dinamo Bucarest; venduto Troianello al Palermo.  In attacco Zaza e Floro Flores promettono tanti gol, Farias avrà le sue occasioni; tra le cessioni Boakye all’Elche e Catellani allo Spezia. 

Torino, 7.  Con Bianchi al Bologna si punta su Immobile, mentre Bovo proverà a sostituire Ogbonna. In difesa presi anche Moretti e Pasquale, mentre i veri colpi sono a centrocampo: Bellomo, El Kaddouri e Farnerud. In porta Padelli farà da secondo a Berni. Stevanovic va al Palermo, Di Cesare al Brescia, il giovane Diop alla Juve Stabia.

Udinese, 5. Mercato davvero poco esaltante per l’Udinese, che sappiamo avere strategie ben precise, in particolare riguardo lo scouting e il vivaio. Fra tutti torreggiano Nico Lopez dalla Roma e Benussi dal Palermo, abbiamo poi D.Santos e Widmer dal Granada, Kelava dalla Dinamo Zagabria, Jadson dal Botafogo, Fernandes dal Novara, Bubnjic dallo Slaven Belupo e Milnar dall’Inter Zapresic. Cessioni: Coda al Livorno, Pasquale all’Udinese, Angella, Abdi e Faraoni al Watford e Benatia alla Roma.


Hellas Verona, 8. Ottimo il mercato del Verona, che si prepara nel migliore dei modi ad affrontare la sua nuova esperienza nella massima serie. In porta Rafael promette davvero buone cose, Mihaylov è un colpo: si tratta del portiere titolare della Nazionale Bulgara ex Twente che proprio l’altro ieri ha affrontato l’Italia. In difesa arrivano Marques dall’Atletico Mineiro, Gonzalez dal Penarol e Rubin dal Siena, ma c’è tanto da guardare a centrocampo: Donati dal Palermo, Grossi dalla Pro Vercelli, Jankovic dal Genoa, Romulo dalla Fiorentina e Donadel dal Napoli, per non dimenticare i giovani interessantissimi Cirigliano e Iturbe. In attacco ecco un Toni ancora in forma e la promessa Longo dall’Inter. Partono Cocco (Reggina), Sgrigna (Carpi), Nielsen (Pescara), Carrozza (Spezia) e Crespo (Bologna).

(di Jacopo Burgio)

mercoledì 4 settembre 2013

Kakà al Milan: ennesimo acquisto mediatico o innesto fondamentale?



Sono passati circa 1500 giorni da quando Ricardo Kakà decise di lasciare il Milan per accettare la ricchissima offerta del Real Madrid. In poco tempo Ricky, piuttosto che diventare la stella dei blancos assieme a Ronaldo, ne diventa una grandissima delusione. Tra gravi infortuni, scelte tecniche e una forma fisica e mentale mai più ritrovata, il brasiliano ne esce fin troppo ridimensionato, tanto da perdere anche la Nazionale. 
Era chiaro a tutti che Kakà non era più in grado di trovarsi un posto da titolare nel Real Madrid, ma l'esoso ingaggio da lui percepito e l'elevato costo di trasferimento erano tali da non far azzardare nessun club all'acquisto del brasiliano, che sarebbe arrivato come un'incognita. Nel corso di questi anni praticamente un solo club ha continuato a corteggiarlo e desiderarlo: il Milan. Il club  e tutto l'ambiente rossonero non sono mai riusciti a dimenticarsi del campione che era, mantenendo la convinzione di riuscire a far tornare grande anche un giocatore ridimensionato e con non pochi problemi fisici come il brasiliano. Dopo il fiacco tentativo nell'estate del 2011, nel 2012, con le partenze dei top player, Ibrahimovic e Thiago Silva, e dei veterani, il Milan inizia a desiderare veemente un suo ritorno, affinchè riporti entusiasmo nell'ambiente e fiducia alla società da parte dei tifosi. Dopo l'arrivo vicino nel gennaio 2013, sfumato per via del costo di trasferimento troppo alto, arriva in quest'ultima sessione di mercato, firmando un biennale in cui si riduce l'ingaggio da 10 milioni a circa 5. 
Il ritorno di Kakà è probabilmente una delle più belle "pagine" di questa Serie A, in cui, finalmente, si rivede un'immagine di bel calcio, non basata principalmente e solamente dal fattore economico; una scelta, dunque, da poter definire anacronistica, in un calcio in cui "la Maglia" non è più rispettata come un tempo.
Non pochi, però, sono i dubbi che possono sorgere da un acquisto di tale portata; uno di questi è se Kakà era l'acquisto giusto da fare in un momento simile per la squadra rossonera. Se l'arrivo di Mario Balotelli ha subito portato certezze riguardo al suo ruolo di top-player, fondamentale per il presente e futuro del Milan, cosa può dare l'arrivo di un giocatore come Kakà? E' chiaro che subito si pensi ad un suo inserimento nel 4-3-1-2 come trequartista, qualora Allegri ritenesse il giocatore adatto e in grado di poter subito giocare in quel ruolo, come faceva un tempo con Ancelotti. Della forma fisica del brasiliano però si hanno poche certezze, resta un'incognita, come il suo rendimento e, se nella peggiore delle ipotesi il numero 22 mostrasse di non essere più in grado, del suo arrivo cosa si può pensare? La domanda potrebbe riportare alla mente altri acquisti importanti, che hanno dato alla piazza grande entusiasmo, ma che alla fine si sono rivelati poco utili e non in grado di rientrare nel progetto rossonero. Su tutti ci si ricorda di Shevchenko, tornato in prestito al Milan dal Chelsea nel 2008, ridimensionato e in una dubbia forma fisica e mentale;  il risultato è deludente, tanto da non venir riscattato dal club rossonero. Un altro episodio che ha dato al Milan grande importanza mediatica ed entusiasmo è quello di David Beckham. L'acquisto del giocatore inglese è probabilmente la più grande strategia mediatica da parte della società rossonera che, vista la formula del prestito da loro effettuata, non ha richiesto esose spese ai danni delle casse, incrementando invece quelle in entrata con ulteriori sponsor e merchandising. Inoltre, un giocatore come Beckham è sempre ben gradito da qualsiasi allenatore, nonostante l'età e una forma fisica non più eccelsa come un tempo. Ennesimo acquisto che forse ha dato più importanza mediatica che contributo alla squadra è quello di Ronaldo. Il Fenomeno, dopo una prima stagione discreta, si ritrova con sempre più problemi fisici, causati da gravi infortuni, che lo portano alla cessione in Brasile.

Dunque, dopo l'iniziale entusiasmo presente in questi giorni fra i tifosi milanisti, torneranno a sorgere i dubbi su questa azzardata mossa del Milan? La risposta la potrà dare solamente il campo e sperare, milanisti e non, in un grande ritorno di Ricky, perchè, in fondo, tutti l'abbiamo sempre desiderato, affinchè ogni domenica, ogni partita, in Europa ed in Italia, possa di nuovo farci appassionare ed entusiasmare, come pochi hanno saputo fare.

(di Alessandro Triolo)

Calciomercato 2013, grandi spese e colpi mancati

Anche quest’anno si è concluso il calciomercato e le sorprese, così come le beffe e le delusioni, non sono (come sempre) mancate. Per i tanti appassionati, e mi sento in dovere di includermi in questo novero, il periodo di mercato è tanto affascinante quanto quello del campionato. Se pur lungo e talvolta noioso, può essere anche emozionante: chi ama il calciomercato sa di cosa sto parlando. Vi proponiamo quindi un’analisi completa riguardante i maggiori club europei, con particolare attenzione, ovviamente, ai vari acquisti e cessioni di ognuno di essi. Inoltre, cercheremo anche, per quanto possibile, di stilare una classifica inserendo valutazioni e commenti personali. Prossimamente, l’analisi delle squadre italiane.

Monaco: 9. Voto abbastanza largo se consideriamo che con i soldi si può fare davvero tutto nel calcio, ma il Monaco ha comunque fatto colpi di qualità invece di spendere sconsideratamente e inutilmente come spesso accade ai club molto ricchi (anche se ad un certo punto si era abbandonato a questa tendenza offrendo una cifra galattica per Cristiano Ronaldo). E’ arrivato un bomber dai 15 gol sicuri a stagione (potrebbe anche farne molti altri), Falcao. Sono arrivati due centrocampisti dalla tecnica sopraffina, Moutinho e Toulalan, senza scordare gli antichi campioni rimessi a nuovo Abidal e Carvalho e un rinforzo sulla fascia, James Rodriguez. In porta, Ranieri ha deciso di puntare su Romero della Sampdoria.

Tottenham: 8,5. Giovani di enorme prospettiva sono arrivati in casa Spurs: Eriksen, Lamela, Chadli e Chiriches. Sommando i loro singoli prezzi si arriva ad una cifra di circa 60 milioni, poco più della metà, quindi, del valore incassato dalla cessione di Gareth Bale (i famosi 100 milioni di clausola pagati dal presidente del Real Madrid Florentino Perez). Dal punto di vista quantitativo ci guadagna ovviamente il Tottenham, da quello qualitativo resterà da vedere. Vero è che Villas-Boas perde uno degli esterni più forti al mondo e uno dei candidati principali ai prossimi Palloni d’Oro, o quantomeno, a diventare il calciatore più forte al mondo. La campagna acquisti agevolata dalla grande cessione non finisce però qui: sono arrivati anche la punta ex Valencia Soldado e i centrocampisti Paulinho e Capuoe. In uscita non solo Bale: il camerunense Assou-Ekotto al Qpr, Parker al Fulham e Iago al Rayo Vallecano. Cosi, il Tottenham si avvia ad apparire come una delle squadra più interessanti sul panorama europeo.

Manchester City: 8,5. A differenza dell’anno scorso, parecchi botti per il City. Leggermente dispendioso l’acquisto di Fernandinho dallo Shakhtar (40 milioni), ma nulla da dire ovviamente sulla qualità, che è quella di uno dei registi migliori in circolazione per fisicità e tecnica. Doverosa la mossa di parcheggiare Maicon alla Roma e Sinclair al West Bromwich Albion, in quanto i due erano risultati la passata stagione “acquisti mal riusciti”, così come altrettanto doveroso è stato cedere Tévez alla Juventus, assecondando le volontà del campione argentino. La partenza di Touré (Liverpool) è stata compensata in extremis dall’occasione (ben sfruttata) che vedeva Demichelis in uscita dall’Atletico Madrid, mentre gli acquisti più interessanti sono stati Jovetic dalla Fiorentina, Negredo dal Sevilla e Jesus Navas dallo stesso Sevilla. Prospettiva, gol, velocità e potenza al servizio del neo allenatore Pellegrini.

Chelsea: 8,5. C’era poco da fare sul mercato per il Chelsea, se non avere una punta in più e qualche esterno di ricambio. Detto fatto, la dirigenza compra Eto’o approfittando della svendita dell’Anzhi e il fantasista Willian, mentre buono l’investimento su Schurrle e Van Ginkel. Preso anche il veterano portiere Schwarzer per fare da secondo a Cech, operazione che ha implicato la cessione di Turnbull al Doncaster. Interessante il giovane Cuevas, prelevato dall’O’Higgins, cosi come i due giocatori tornati alla base dopo il prestito De Bruyne e Piazòn. Sono stati lasciati partire Malouda e Benayoun, che non facevano più parte del progetto (il secondo è stato anche al centro di una trattativa col Parma, senza però successo); Atsu, prelevato dal Porto, è stato subito mandato a farsi le ossa in Olanda, al Vitesse; Essien, dopo l’esperienza in prestito proprio con Mourinho al Real, è nuovamente fra i Blues. Da registrare, infine, le partenze di Wallace (Inter), Moses (Liverpool) e Marin (Sevilla).

Real Madrid: 8,5. La prima cosa su cui si riflette parlando del mercato 2013 del Real Madrid sono i soldi, l’enorme quantità di denaro che il club ha fatto fluire: 170 milioni spesi fra gli acquisti di Bale, Illaramendi e Isco, tutti pagati interamente per il prezzo incluso nella clausola: il primo 100 milioni, il secondo 39 e il terzo 30, per non scordare i due arrivi da 6 milioni l’uno di Casemiro e Carvajal. Cifre astronomiche, però, anche in entrata: 60 milioni dalle cessioni  (tutte al Napoli) di Higuain, Albiol e Callejon e 50 dalla sola di Ozil all’Arsenal; abbiamo poi i 6 milioni ricavati dalla partenza di Pedro Leòn (Getafe), che in confronto a quelli precedenti sembrano però pochi spiccioli. Kakà torna al Milan gratis, cosi com’è gratis la cessione di Carvalho al Monaco. Sulla carta, il Real Madrid è diventato, a mio parere, la squadra più forte al mondo, con un tasso di qualità alle stelle: basti pensare alla linea della trequarti, Ronaldo-Bale-Di Maria, che potrebbe spaventare qualsiasi avversario prima di scendere in campo. Spetterà ora al buon Carlo Ancelotti dare uno spirito a questo gruppo che, potenzialmente, può non avere rivali.

Borussia Dortmund: 8,5. Anche il Borussia aveva un’ossatura praticamente già fatta, perciò largo ai soli piccoli rinforzi. Giusta la cessione di Gotze (magari non al Bayern…) e parallelamente perfetti gli acquisti di Aubameyang e Mkhitaryan, con il primo già in gol per tre volte appena alla prima giornata di campionato ed il secondo in grande slancio proprio ultimamente. Abbastanza utile l’arrivo di Sokratis Papastathopoulous, ex conoscenza del Milan, questi anni al Werder Brema. Venduti Leitner, Bittencourt, Ginczek, Koch, Santana, Sobiech e Bakalorz, per un totale di circa 8 milioni.

Liverpool: 8. Il Liverpool, stando agli ultimi risultati, si avvia ad essere una grande sorpresa. Grande come il suo mercato, che, se pur trascurato da molti, è stato soddisfacente. In difesa si va sul sicuro: oltre ai due pilastri Agger e Skrtel, si aggiungono Sakho dal Psg, Touré dal City, Cissokho dal Valencia e la scommessa Thiago Llori dallo Sporting Lisbona. A centrocampo la squadra perde Spearing (Bolton, 1,5 milioni), Downing (West Ham, 6 milioni) e Shelvey (Swansea, 6 milioni), ma può comunque contare sul sempreverde Gerrard, su un rinato Coutinho e sul nuovo acquisto Moses. In attacco si riscopre Sturridge, mentre dal mercato arrivano i giovani Luis Alberto e Iago Aspas; parte invece Carroll (West Ham, quasi 20 milioni) e viene mandato Borini in prestito al Sunderland. In porta, venduto Reina al Napoli, si punta sull’ex Sunderland Mignolet.

PSG: 8. Pochi acquisti, soprattutto giovani, ma il club di Parigi non bada comunque a spese: 110 milioni per Cavani, Marquinhos e Digne. In ottica uscite, ceduto Sakho al Liverpool (per far spazio a Marquinhos) e Gameiro al Sevilla, che libera un posto in attacco per Cavani. Gli svincolati Lugano e Chantome si sistemano al West Bromwich e Tolosa, mentre il giovane Kebano va in prestito allo Charleroi. Piccole ma costose mosse, potremmo quindi dire, per lo sceicco del PSG.

Bayern Monaco: 8. Due acquisti e due cessioni per i campioni di tutto: fuori Gòmez (destinazione Firenze) e Luiz Gustavo (Wolfsburg); dentro Gotze e Thiago Alcantara, che conosce bene Pep e il suo gioco. Del resto, con una squadra del genere, più di cosi non c’era bisogno di fare.

Barcelona: 8. Un gruppo praticamente perfetto, a cui sono mancate forse le giuste geometrie, non poteva fare un mercato migliore, anche se forse con un difensore importante il voto sarebbe cambiato, ma va bene così: arriva la stella Neymar, che con Messi crea la coppia atomica analogamente a quella del Real Bale-Ronaldo. Per il resto, poche mosse, non proprio in perfetto stile Barça, che i campioni ama coltivarseli in casa propria: Fontàs al Celta Vigo, Muniesa allo Stoke City e Deulofeu all’Everton. Le importanti cessioni sono invece quelle di Villa all’Atletico Madrid e Thiago Alcantara al Bayern Monaco.

Arsenal: 7,5. Per Wenger i botti arrivano proprio all’ultimo: presi Viviano dal Palermo, Flamini dal Milan (un ritorno) e soprattutto Ozil dal Real Madrid. Precedentemente l’unico investimento era stato Sanogo, giovane attaccante preso dall’Auxerre. In quanto a cessioni, lascia Londra il veterano Arshavin, che fa ritorno in Russia, allo Zenit di Spalletti. Gervinho va alla Roma e ritrova Garcia, suo tecnico al Lille, mentre il portiere Mannone va a sostituire Mignolet al Sunderland. Infine, il difensore Djourou va in Germania, all’Amburgo.

Manchester United: 6. Primo calciomercato senza Alex Ferguson, che i colpi, tanti o meno, li regalava sempre. La sua assenza si nota immediatamente: per tre mesi lo United rimane esattamente lo stesso, col solo giovane Varela acquistato. Pessima la gestione delle trattative riguardanti Fàbregas, Baines e Ozil, ma alla fine arriva il belga Fellaini, che ha tanto brillato quest’anno con l’Everton, dopo una clamorosa beffa all’ultimo secondo per lo spagnolo del Bilbao Herrera. 




(di Jacopo Burgio)

lunedì 2 settembre 2013

Gli artisti del pallone: Ricardo Kakà

Il sogno dei tanti tifosi milanisti è stato avverato: Kakà è da oggi un nuovo giocatore rossonero, o almeno, nuovo si fa per dire. E’ questo il grande passo in avanti che Galliani desiderava per risollevare i tifosi, dopo aver perso tanti grandi campioni come Ibrahimovic, Thiago Silva e Boateng. Ma non è il momento per parlare del mercato del Milan: vogliamo invece che Kakà sia riscoperto come lo conoscevamo tutti, quando faceva sognare l’Italia, perché dall’esperienza spagnola ha visibilmente perso la strada.
Ricardo Izecson dos Santos Leite nasce a Gama il 22 Aprile 1982; proprio dalla sua data di nascita prende il numero che lo renderà famoso al Milan. Comincia a giocare nelle selezioni del San Paolo, con cui fa il suo esordio nella massima serie a Febbraio del 2001, quasi diciannovenne. Poco dopo, si prende la sua prima soddisfazione personale: durante la finale del torneo Rio-San Paolo segna una doppietta che fissa il risultato sul 2-1 contro il Santos e che sancisce la prima vittoria del club nella storia del torneo; durante la sua prima esperienza in patria, Kakà totalizza 129 presenza e 47 gol.
Kakà è un centrocampista abile e veloce, con ottima visione di gioco. Soprattutto, usa entrambi i piedi con pari facilità e ciò gli permette di trasformarsi in un perfetto assistman per i compagni. La sua posizione originale, in cui rende maggiormente, è quella di trequartista, ma può benissimo essere schierato a centrocampo come interno o regista e servire anche da seconda punta o esterno. Per le sue doti e il suo stile, Ricardo è stato paragonato da Ancelotti all’ex stella juventina Michel Platini.

Nel 2003 viene acquistato dal Milan, che fa il vero e proprio affare dell’anno. Kakà vincerà praticamente tutto coi rossoneri: uno scudetto, due Supercoppe europee, una Supercoppa italiana, una Champions League e una Coppa del mondo per club. A livello personale ha invece raggiunto le 95 reti in 270 gare disputate. Il suo anno migliore è stato senza alcun dubbio il 2007: capocannoniere della Champions League con 10 gol, FIFA World Player, precedendo Messi e Cristiano Ronaldo e Pallone d’Oro 2007 battendo gli stessi Ronaldo e Messi. Spesso gli è stato domandato: “A chi dedicheresti questo successo?” e cosi lui ha risposto: “Potrei banalmente dire alla mia famiglia, a mia moglie; invece dico che questo premio lo dedico ad ogni singolo tifoso, ad ogni singola persona che ha contribuito in questi anni a farmi sentire grande, un bravo calciatore. Ad ognuno di loro va un pezzo del mio Pallone d’Oro e un grazie”.

Durante l’ultima stagione in rossonero, nel 2008, Kakà ha realizzato 16 reti su 36 presenze ed è stato inserito dal TIME nella classifica delle “100 persone più influenti dell’anno”. “Sono felice che molte persone abbiano una grande stima di me, ma penso che ognuno di noi abbia qualcosa di speciale in sé stesso. Tutti mi trovano speciale perché sono in una squadra fantastica dove posso giocare e farmi notare”, questi i suoi commenti alle innumerevoli vittorie raggiunte. Eppure, questa “squadra fantastica” Kakà era destinato a lasciarla: nell’estate del 2009 viene infatti acquistato dal Real Madrid per la cifra di 62 milioni di euro, nel pacchetto di acquisti che includeva anche un certo Cristiano Ronaldo, prelevato invece per ben 94 milioni dal Manchester United.
Infelice è la storia di Ricky a Madrid: comincia con grandi aspettative, poi gioca sempre meno, finendo spesso in panchina e talvolta addirittura in tribuna. Appena 29 gol in altrettante poche presenze (120) considerando il suo calibro e i gli anni di permanenza nella capitale spagnola (4).

Ma adesso Kakà è pronto a ripartire, proprio lì dove tutto è cominciato, al Milan. “Sono molto felice, il Milan mi darà il mondiale”, ecco le sue prime parole. Un in bocca al lupo, quindi, al campione ritrovato.

(di Jacopo Burgio)

domenica 1 settembre 2013

Bundesliga, "il miglior campionato al mondo"?

Appena due giorni fa, Kevin Prince Boateng ha lasciato a sorpresa il Milan, approdando allo Schalke04, ambizioso club tedesco che aveva già trattato in passato con i rossoneri nell’ambito dell’affare Klaas-Jan Huntelaar. Durante la consueta presentazione, il giocatore, cresciuto proprio nel campionato tedesco, ha parlato poco, esprimendo stima e apprezzamento verso la Bundes e, ovviamente, verso il suo nuovo club. “C’è poco da dire, sono a casa. La Bundesliga è il miglior campionato al mondo e lo Schalke04 è un top club”. Dunque le parole del ghanese possono farci riflettere su quali oggi siano le opinioni relative ai vari campionati di calcio e soprattutto sul fatto che sia vero o no che quello tedesco sia in questo momento il migliore in assoluto.
Quando parliamo di Germania, o meglio, di calcio tedesco e, cosa più importante, se lo facciamo di questi tempi, dobbiamo inevitabilmente parlare di vittorie. Basta dare uno sguardo alla scorsa finale di Champions League: Monaco contro Dortmund, entrambi grandi città tedesche. Sappiamo poi tutti come andò a finire la partita, ma la cosa rilevante, come non ha mancato di sottolineare prima del match il cancelliere Merkel, è che la Germania avrebbe in ogni caso trionfato, che avesse vinto Bayern o Borussia. Ma da dove deriva questo enorme successo? Come ha fatto la matricola giallonera di Klopp a sbaragliare la corazzata del Real di Mourinho? Come invece Ribery e compagni a mortificare la squadra più forte di tutti i tempi, il Barça?

La risposta sta nel calcio che cambia, come del resto vi parlammo poco dopo l’apertura di questo blog, ma non solo. Il sistema calcistico tedesco è davvero molto lontano dal nostro, prima di tutto perché mancano le basi. Vivai efficienti e stadi pieni, belli e moderni, questo è quello che ha la Germania e manca all’Italia. Riguardo il primo punto l’Udinese è il vero orgoglio italiano, mentre per il secondo la Juventus è su tutti. Vero è che molte società si stanno attivando sotto questi punti di vista: progetti di stadi nuovi sono stati definiti da Inter, Roma e anche Udinese, ma non basta: “c’è ancora da fare per colmare il gap”, come disse Antonio Conte in un’intervista dopo la sconfitta con il Bayern. Inutile parlare invece del gioco in sé: quest’anno la sola Juve è avanzata in Champions, mentre in Europa la Lazio ha espresso bel calcio, poi cadendo per mano del Fenerbahce. Le straniere sono nettamente avanti, ma alla radice di questo ci sono soprattutto i soldi che permettono gli acquisti e per questo non possiamo far nulla, con una crisi economica del genere ancora in atto.

Sì, la Germania è quindi davanti l’Italia, e forse davanti a tutti, se consideriamo i parametri fino ad ora analizzati. Ma la cosa che può sembrare strana è che, a mio parere, il campionato tedesco non è tutto sommato migliore di quello italiano. Chiaramente dominano la fisicità e la tecnica, da sempre caratteristiche degli atleti tedeschi, ma in Italia c’è un’altrettanta fisicità e un’altrettanta tecnica (soprattutto in fase difensiva) che fanno di quello italiano il campionato più arduo di tutti. Ecco perché i giovani che vorrebbero intraprendere una carriera calcistica in Italia spesso trovano difficoltà a raggiungere alti livelli. Non che altrove si possa esordire nella massima serie senza alcuno sforzo, ma sicuramente con uno minore; insomma, all’estero ci sono visibilmente più possibilità, come del resto in tutti i campi di lavoro, di questi tempi.
In Italia, inoltre c’è una certa propensione verso la tattica e forse una maggiore competizione fra le squadre: di solito, eccezion fatta per l’ultimo anno in cui la Juventus di Conte ha dominato incontrastata, bisogna aspettare le ultime giornate di campionato per scoprire chi vincerà il titolo. In Germania spesso abbiamo un vincitore già a Novembre. La Premier League è sempre stato secondo me un campionato affascinante, con tanta fantasia e tante squadre interessanti, ma ragionando come abbiamo pocanzi fatto dovremmo consegnare il “premio” alla Ligue 1: si può dire che ogni anno ci sia infatti un nuovo campione di Francia (Bordeaux, Marsiglia, Lione, Lille, Montpellier, Paris Sg e chi sa se quest’anno non sarà la volta del Monaco di Ranieri…). Nella Liga, di cui proprio recentemente abbiamo discusso, sono ormai destinate a vincere le due squadre di Madrid e Barcelona, mentre la terza è di solito “l’altra” di Madrid, l’Atlético.

Avendo tracciato in questi termini una visione complessiva dei campionati, potremmo quindi concludere dicendo che la Germania sarà pure la più organizzata e quella che esprime il miglior calcio (limitatamente a Bayern, Borussia e Schalke04), ma a livello di campionato forse non è la migliore.



(di Jacopo Burgio)